La provenienza del nichilismo. Le sue tre forme

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Quando si svalutano i valori supremi che conferiscono all'ente il suo valore, anche l'ente che su di esso si fonda perde il suo valore. Nasce allora il sentimento che tutto sia privo di valore. Nei primi tre capoversi del brano n. 12, sezione A, N., domandando dell'essenza del nichilismo, nomina tre condizioni della sua "provenienza". Il nichilismo subentra, scrive N., "in primo luogo, se abbiamo cercato in tutto l'accadere un "senso" che in esso non c'и: sicchи alla fine chi cerca perde il coraggio". Per "senso" si intende lo "scopo" di ogni agire. Egli ne enumera alcuni: "l'ordine morale del mondo", "l'accrescimento dell'amore", "l'avvicinamento a uno stato universale di felicitа". Ma anche: "il dirigersi verso uno stato universale del nulla": il nulla и pur sempre uno scopo, volere-nulla consente ancor sempre al volere di volere. N. ha piщ volte sottolineato che il fatto fondamentale della volontа umana и l'orrore del vuoto del non volere, che essa preferisce essere volontа del nulla piuttosto che non volontа. Ora, perт, tutti questi "scopi" nella storia dell'uomo non sono mai stati raggiunti; di qui, la perdita di valore dello "scopo", come valore supremo preposto al divenire, e la conseguente trasformazione del rapporto dell'uomo con l'ente e con se stesso.

"In secondo luogo", il nichilismo subentra "quando si и postulata una totalitа, una sistematizzazione e addirittura un'organizzazione in tutto l'accadere e alla sua base", che non si realizza. Come valore supremo viene ora postulata una "unitа" per l'ente nel suo insieme; l'uomo ne ha bisogno "per poter credere nel proprio valore". Se tale credenza viene delusa, matura la cognizione che con tutto l'agire non si ottiene nulla; il divenire appare senza meta e quindi irreale. Per salvare questo "irreale" e assicurare all'uomo un proprio valore, viene allora postulato, al di sopra del divenire, un "mondo vero", non toccato da nessun cambiamento e da nessuna delusione. Ciт avviene, tuttavia, a spese del mondo "sensibile", che и svalutato. Ne deriva "una terza e ultima forma di nichilismo", che nasce quando l'uomo si accorge che il "mondo vero" и stato "fabbricato solo in base a bisogni psicologici". Il nichilismo diviene ora l'esplicita "incredulitа per un mondo metafisico". Il mondo del divenire si mostra, al contrario, come l'unica realtа; tuttavia, "non si sopporta questo mondo che pure non si vuole negare".

Le tre forme menzionate di nichilismo - cercare un "senso", postulare una "unitа" e l'ascesa a un mondo "vero"- hanno fra loro un'intima relazione, e, insieme, costituiscono una storia.

Nella proposizione conclusiva della sezione A, N. afferma:

"Insomma: le categorie "scopo", "unitа", "essere", con le quali avevamo introdotto un valore nel mondo, ne vengono da noi nuovamente estratte - e ora il mondo appare privo di valore.."

Occorre delucidare tale proposizione, e precisamente secondo due riguardi, prima di mostrare come vada intesa, in conformitа con essa, l'intera sezione A.

 

Quando si svalutano i valori supremi che conferiscono all'ente il suo valore, anche l'ente che su di esso si fonda perde il suo valore. Nasce allora il sentimento che tutto sia privo di valore. Nei primi tre capoversi del brano n. 12, sezione A, N., domandando dell'essenza del nichilismo, nomina tre condizioni della sua "provenienza". Il nichilismo subentra, scrive N., "in primo luogo, se abbiamo cercato in tutto l'accadere un "senso" che in esso non c'и: sicchи alla fine chi cerca perde il coraggio". Per "senso" si intende lo "scopo" di ogni agire. Egli ne enumera alcuni: "l'ordine morale del mondo", "l'accrescimento dell'amore", "l'avvicinamento a uno stato universale di felicitа". Ma anche: "il dirigersi verso uno stato universale del nulla": il nulla и pur sempre uno scopo, volere-nulla consente ancor sempre al volere di volere. N. ha piщ volte sottolineato che il fatto fondamentale della volontа umana и l'orrore del vuoto del non volere, che essa preferisce essere volontа del nulla piuttosto che non volontа. Ora, perт, tutti questi "scopi" nella storia dell'uomo non sono mai stati raggiunti; di qui, la perdita di valore dello "scopo", come valore supremo preposto al divenire, e la conseguente trasformazione del rapporto dell'uomo con l'ente e con se stesso.

"In secondo luogo", il nichilismo subentra "quando si и postulata una totalitа, una sistematizzazione e addirittura un'organizzazione in tutto l'accadere e alla sua base", che non si realizza. Come valore supremo viene ora postulata una "unitа" per l'ente nel suo insieme; l'uomo ne ha bisogno "per poter credere nel proprio valore". Se tale credenza viene delusa, matura la cognizione che con tutto l'agire non si ottiene nulla; il divenire appare senza meta e quindi irreale. Per salvare questo "irreale" e assicurare all'uomo un proprio valore, viene allora postulato, al di sopra del divenire, un "mondo vero", non toccato da nessun cambiamento e da nessuna delusione. Ciт avviene, tuttavia, a spese del mondo "sensibile", che и svalutato. Ne deriva "una terza e ultima forma di nichilismo", che nasce quando l'uomo si accorge che il "mondo vero" и stato "fabbricato solo in base a bisogni psicologici". Il nichilismo diviene ora l'esplicita "incredulitа per un mondo metafisico". Il mondo del divenire si mostra, al contrario, come l'unica realtа; tuttavia, "non si sopporta questo mondo che pure non si vuole negare".

Le tre forme menzionate di nichilismo - cercare un "senso", postulare una "unitа" e l'ascesa a un mondo "vero"- hanno fra loro un'intima relazione, e, insieme, costituiscono una storia.

Nella proposizione conclusiva della sezione A, N. afferma:

"Insomma: le categorie "scopo", "unitа", "essere", con le quali avevamo introdotto un valore nel mondo, ne vengono da noi nuovamente estratte - e ora il mondo appare privo di valore.."

Occorre delucidare tale proposizione, e precisamente secondo due riguardi, prima di mostrare come vada intesa, in conformitа con essa, l'intera sezione A.